domenica delle palme

AFORISMI DEL SIGNORE

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giovedì 18 aprile 2019

"SE NON TI LAVERO',NON AVRAI PARTE CON ME"MESSA IN COENA DOMINI CENA DEL SIGNORE LETTURE: Es 12, 1-8. 11-14; Sal 115; 1Cor 11, 23-26; Gv 13, 1-15




Liturgia della Parola

Giovedi 18 Aprile 2019







MESSA IN COENA DOMINI

CENA DEL SIGNORE

LETTURE:


Es 12, 1-8. 11-14; Sal 115; 1Cor 11, 23-26; Gv 13, 1-15


Antifona d'Ingresso  Cf Gal 6,14
Di null'altro mai ci glorieremo
se non della croce di Gesù Cristo, nostro Signore:
egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione;
per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati.






PRIMA LETTURA    Es 12, 1-8. 11-14
Prescrizioni per la cena pasquale.
Dal libro dell’Èsodo  


«Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne.
Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!
In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».

    C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.




SALMO RESPONSORIALE

  
Sal 115

Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.

Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.

Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo.



SECONDA LETTURA   1 Cor 11, 23-26
Ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore.

Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.

  
ACCLAMAZIONE AL VANGELO 


Cf Gv 13,34
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!   

Vangelo  Gv 13, 1-15


Li amò sino alla fine


Dal vangelo secondo Giovanni
 
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». 
 
 

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te,o Cristo




«Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».  

PENSIERO DELLA DOMENICA



“ Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel modo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1).
Nel vangelo di Giovanni queste parole, toccanti e colme di verità, aprono il racconto dell’ultima cena del Signore e al tempo stesso avviano il ricordo di tutto ciò che è stato operato dal Figlio di Dio per la nostra salvezza.
La sapiente pedagogìa della Chiesa ce le ha riproposte perché ci aiutino a cominciare nel migliore dei modi la rievocazione commossa e riconoscente non solo del grande dono dell’eucaristia, ma anche dell’intero evento di riscatto e di rinnovamento, che sarà l’oggetto della nostra appassionata contemplazione personale nonché delle azioni liturgiche della Settimana Santa, centro e cuore dell’anno cristiano.
E’ una frase rapida e semplicissima, che riesce a dirci con chiarezza quale sia il concetto primario e autentico della Pasqua, e quale sia la sua ispirazione e la ragione del suo valore.
Il significato originario ed elementare della Pasqua è quello di essere un “passaggio”; l’energia che la determina e la impreziosisce è l’amore.
* * *
La pagina dell’Esodo, riferitaci dalla prima lettura, ci ha fatto conoscere il senso della prima Pasqua: “Io passerò per il paese dell’Egitto” (Es 12,12), abbiamo ascoltato. Dio “è passato”; e in questo passaggio (“la Pasqua del Signore!” <cfr. Es 12,11>), ha cominciato a liberare “con mano potente e braccio teso” (cfr. Sal 135,12) il suo popolo dalla schiavitù e dall’oppressione.
Già in questo inizio primordiale, la Pasqua ha offerto e offre un messaggio di consolazione e di speranza: abbiamo un Creatore che non ci abbandona ai nostri guai, è disposto camminare con noi, è intenzionato a entrare nella nostra vicenda per piegarla ai suoi fini di misericordia.
Ma il pregio più alto e più essenziale della Pasqua ebraica (che era soprattutto la commemorazione di una salvezza nazionale e intramondana) è quello di essere profezia e raffigurazione del “passaggio” decisivo e totalizzante dell’umanità da uno stato di decadenza e da un destino di perdizione alla vera libertà dei figli di Dio e a una condizione di gloria e di felicità senza fine.
Questo “passaggio” - questa “Pasqua” che avvera tutti i simboli antichi ed esaudisce tutte le aspirazioni - è prima di tutto del “Nuovo Adamo”, capo e archètipo di ogni creatura, colui che ha condiviso in tutto la nostra miseria (tranne che nel peccato) ed è divenuto il principio dell’universo rinnovato. Lui per primo “è passato da questo mondo al Padre”, perché questo “passaggio” diventasse anche nostro e la Pasqua fosse un’avventura trasformante anche per noi.
Il “passaggio” salvifico di Gesù è stato un capolavoro di dedizione alla nostra causa: una dedizione totale, che arriva fino alla morte e addirittura l’oltrepassa nella gloria alla destra del Padre, dove egli è “sempre vivo per intercedere a nostro favore” (cfr. Eb 7,25).
Ciò che è avvenuto sul Golgota – ciò che domani sarà posto davanti ai nostri occhi - non è solo un omicidio, è un sacrificio di espiazione che ci consente il ritorno alla casa del Padre. Quelle membra, che la malvagità ha spento e reso inerti, sono un “corpo dato per noi” (cfr. Lc 22,19); quel sangue è stato sì sparso dai soldati uccisori, ma prima ancora è “il sangue dell’alleanza, versato per la moltitudine in remissione dei peccati” (cfr. Mt 26, 28).
“ Fate questo in memoria di me” (1 Cor 11,24): proprio perché non ci dimenticassimo mai di lui e della sua dedizione totale per noi, Gesù istituisce il rito eucaristico che rende presente in ogni ora della storia e in ogni angolo dell’universo la sua “Pasqua”, cioè il suo passaggio salvifico. 
In virtù di questo rito che ci edifica e ci alimenta, è dato anche a noi di passare “da questo mondo al Padre”. “Chi mangia la mia cane e beve il mio sangue ha la vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6,54): chi ascolta questa parola di Cristo e crede a lui “passa dalla morte alla vita” (cfr. Gv 5,24).
* * *
Nel battesimo, e poi in tutto l’itinerario sacramentale che scandisce l’esistenza cristiana, noi ci assimiliamo a poco a poco alla Pasqua del Signore, cioè del Nuovo Adamo, e operiamo il trasferimento dalla triste eredità del Primo Adamo alla dignità e alla fortuna di essere figli di Dio e coeredi di Cristo (cfr. Rm 8,17).
Ma questo nostro “passaggio” - che il banchetto eucaristico stimola e sorregge giorno dopo giorno - non può essere soltanto un fatto rituale: deve toccare e trasfigurare tutto il nostro essere. La nostra vera Pasqua non si riduce a una scadenza liturgica: è anche una trasformazione interiore. Vale a dire, comporterà il nostro transito di conversione dall’abitudine triste del peccato alla serenità della vita di grazia; dalla rassegnata mediocrità e dall’incoerenza al fervore religioso e alla generosità della militanza ecclesiale; dai pensieri superficiali e sbandati, che ci vengono imposti dalla cultura dominante, a un’integrale mentalità di fede, che ci consente di vedere e giudicare ogni situazione e ogni idea con gli occhi stessi e con la logica del Maestro unico e incontrovertibile.
Fino a che la nostra Pasqua arriverà al suo culmine e al suo compimento quando varcheremo, anche con le nostre membra, la soglia della Gerusalemme celeste.
* * *
“ Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”.
“ Sino alla fine” vuol dire prima di tutto “sino alla morte”; quella morte che della sofferenza redentrice è il momento finale e il traguardo.
“ Gesù disse: ‘Tutto è compiuto!’. E, chinato il capo, spirò” (Gv 19,30), ascolteremo domani sera dallo stesso evangelista Giovanni. Del resto, il Figlio di Dio - in questa cena della vigilia, che precede il suo arresto - lo dice esplicitamente: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15.13).
Come si vede, “sino alla fine” vuol dire anche “sino all’estremo”, cioè sino al grado sommo e insuperabile della capacità d’amare.
“ Li amò sino alla fine”. Questa frase è posta qui dal quarto vangelo come risposta anticipata (la sola risposta possibile) ai molti “perché” che fioriscono nel cuore di chi medita sul mistero di questi tre santi giorni.
Perché Gesù ha voluto rendersi presente, nascostamente ma realmente sotto gli umili segni del pane e del vino? Per amore. Perché si è sottoposto all’amarezza di essere tradito da uno dei suoi, all’odio della sua gente, alla pena atroce dei malfattori, alla catastrofe umana della morte e della sepoltura? Per amore.
Tutto è stato fatto per il desiderio appassionato di salvarci; e tutto è stato fatto per insegnarci ad amare; per insegnarci ad amare sul serio, ad amare concretamente, ad amare sino alla difficile e costosa donazione di noi stessi.
Card.Giacomo Biffi
Arcivescovo emerito di Bologna
Santa Messa Cena del Signore,2003


GESU'DI NAZARETH
BLOG CATTOLICO

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il Videovangelo

"LI AMO'SINO ALLA FINE"

















domenica 24 marzo 2019

"SE NON VI CONVERTIRETE,PERIRETE TUTTI ALLO STESSO MODO" III^ DOMENICA DI QUARESIMA Anno C LETTURE: Es 3,1-8a.13-15; Sal 102; 1 Cor 10,1-6.10-12; Lc 13,1-9






Liturgia di


Domenica 24 Marzo 2019





III^ DOMENICA DI QUARESIMA
Anno C  


  
LETTURE: 

Es 3,1-8a.13-15; Sal 102; 1 Cor 10,1-6.10-12; 
Lc 13,1-9

Antifona d'ingresso ( Sal 24,15-16)
I miei occhi sono sempre rivolti al Signore,
perché libera dal laccio i miei piedi.
Volgiti a me e abbi misericordia, Signore,
perché sono povero e solo.





COLLETTA
Dio misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto a rimedio del peccato il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna; guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe, ci sollevi la tua misericordia. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.






LITURGIA DELLA PAROLA




 
 


PRIMA LETTURA
Es 3,1-8.13-15
Io-Sono mi ha mandato a voi.
Dal libro dell'
Èsodo
In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb.
L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava.
Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.
Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele».
Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?».
Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io Sono mi ha mandato a voi”». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione».



  C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.  


Salmo Responsoriale  Sal 102

Il Signore ha pietà del suo popolo.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.


Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.


Il Signore compie cose giuste,
difende i diritti di tutti gli oppressi.
Ha fatto conoscere a Mosè le sue vie,
le sue opere ai figli d’Israele.


Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono.



SECONDA LETTURA  1Cor 10,1-6.10-12
La vita del popolo con Mosè nel deserto è stata scritta per nostro ammonimento.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Non voglio che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto.
Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono.
Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore. Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi. Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere.



C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.  


ACCLAMAZIONE AL VANGELO 
(Mt 4,17)
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Convertitevi, dice il Signore,
il regno dei cieli è vicino.

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
 






PROCLAMAZIONE DEL VANGELO





 DAL VANGELO secondo LUCA
Lc 13,1-9

Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
 
C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.



«Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.».


PENSIERO DELLA DOMENICA

a cura di Don Lucio Luzzi


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24/03/2019

III domenica
di Quaresima


Anno C


"Convertitevi: il Regno
dei Cieli è vicino"


PENSIERO DELLA DOMENICA
+ VIDEO CORRELATO



donlucioluzzi@virgilio.it 





Siamo ormai al centro della Quaresima e la Liturgia della Parola, con i brani che propone ci sollecita alla conversione, tramite la penitenza. E’ indispensabile per dare concretezza e produttività ai nostri tiepidi propositi. Conversione, penitenza; sono terminologie che risultano strane e assurde per l’uomo moderno. Ma la Parola di Dio è immutabile, senza mai adattarsi ai tempi ed alle mentalità; e per questo è eterna ed è misericordia infinitaQuante volte gli eventi luttuosi noi li attribuiamo a Dio che si vendica e punisce. In particolare ai tempi di Gesù, non esisteva  il Dio dell’amore, ma un Dio da temere per i suoi castighi. Riferirono al Cristo questa tragedia: i Galilei con la loro indole turbolenta, avevano fatto tumulto nel recinto del Tempio ed erano stati massacrati dai legionari di Pilato. I Giudei ritenevano che ogni male fisico costituisse una immediata punizione divina, per qualche colpa commessa.
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Gesù corregge tale pregiudizio 
“Credete che quei Galilei fossero più peccatori
di tutti i Galilei per aver subito tale sorte?”

Il dolore invece può colpire anche i buoni, venendo a costituire per essi una prova e non un castigo.

Ma quanto è categorico quando dice: “… se non vi convertirete… perirete tutti allo stesso modo...”. Non è un invito, un consiglio, ma un ordine categorico, espressione del Suo grande anelito che vuole tutti salvi. Per questo è venuto sulla terra e vuole che nemmeno uno si danni.

Come siamo assurdi quando continuiamo ad escludere nel nostro cammino quotidiano la conversione, la penitenza! Sono i binari della nostra salvezza, per il raggiungimento della vera felicità. Quanto è bello e consolante il salmo responsoriale di questa Liturgia:

"...benedici il Signore, anima mia /
non dimenticare tutti i suoi benefici / 

Egli perdona tutte le tue colpe / 
guarisce tutte le tue infermità / 
Misericordioso e pietoso è il Signore /
lento all’ira e grande nell’amore / 
Perchè quanto il cielo è alto sulla terra / 
così la sua  misericordia è potente
su quelli che  lo temono…”


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Se questo Dio misericordioso ha tante premure per la mia salvezza, come faccio a respingere le Sue proposte, ostinandomi a seguire le vie del male e del peccato, che mi immergono nella delusione, rimorso, insoddisfazione illusione a volte disperazione?

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Ecco il tempo favorevole della Quaresima!

Mi sembrerà troppo difficile, anzi impossibile estirpare quel vizio, quel mio modo di fare e dire non equilibrato, quell’alimentare nella mia mente e cuore, risentimento per il torto subito e dover affrontare con coraggio l’enorme problema del perdono…

Dà un a frustata alla tua labile volontà; non trovare alibi, giustificazioni. Prova anche tu a seguire questo cammino della conversione - penitenza. Non dire è impossibile, non ci riesco…
Questi motivi giustificativi sono la tentazione che cerca di tutto per farti ritornare alla tua situazione di sempre.

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Provaci: all’inizio sarà durissima: ma  lungo questo percorso della conversione comincerai ad intravedere una luce abbagliante. Cosa è? E' una luce che inonderà la tua anima di serenità, di felicità vera. Fantasie? Ipotesi assurde per la tua situazione? No, è la realtà che ti garantisce Cristo che conosce ogni risvolto del tuo cuore; ti tende una mano  per aiutarti a dire, prossimamente, forse per la prima volta, Buona Pasqua a tutti; anche a quelli con i quali hai conti e rivalse in sospeso!

Ma se sono tuo nemico, perché mi augurerai Buona Pasqua? Perché nel considerarti mio fratello ho trovato la vera felicità.

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Signore mio, 
perché tutte queste ansie e premure per me?
“Perché ti voglio bene”


Don Lucio Luzzi

donlucioluzzi@virgilio.it 






i




CREDO 



Io credo in Dio, Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra;
e in Gesù Cristo, suo unico Figlio,
nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo,
nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato,
fu crocifisso, morì e fu sepolto;
discese agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, 
siede alla destra di Dio Padre onnipotente;
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.


Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna.
Amen.









LITURGIA EUCARISTICA





Sulle Offerte

Per questo sacrificio di riconciliazione perdona, o Padre, i nostri debiti e donaci la forza di perdonare ai nostri fratelli. Per Cristo nostro Signore.

Prefazio 
Il significato spirituale della Quaresima

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre Santo,
Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore.

Ogni anno tu doni ai tuoi fedeli di prepararsi con gioia,
purificati nello spirito, alla celebrazione della Pasqua,
perché, assidui nella preghiera e nella carità operosa,
attingano ai misteri della redenzione
la pienezza della vita nuova
in Cristo tuo Figlio, nostro salvatore.

E noi, uniti agli Angeli e agli Arcangeli,
ai Troni e alle Dominazioni
e alla moltitudine dei Cori celesti,
cantiamo con voce incessante l'inno della tua gloria: 
Santo, Santo, Santo il Signore ...










Antifona alla Comunione (Lc.13,5)

«Se non vi convertirete, perirete» ,
dice il Signore.



DOPO LA COMUNIONE


O Dio, che ci nutri in questa vita con il pane del cielo, pegno della tua gloria, fa' che manifestiamo nelle nostre opere la realtà presente nel sacramento che celebriamo. Per Cristo nostro Signore.


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Riflessione in video a cura di Don Lucio Luzzi - donlucioluzzi@virgilio.it





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