domenica delle palme

AFORISMI DEL SIGNORE

venerdì 14 aprile 2017

VENERDI SANTO

14 APRILE 2017 
CELEBRAZIONE DELLA PASSIONE DEL SIGNORE






Orazione
Ricòrdati, Padre, della tua misericordia; santifica e proteggi sempre questa tua famiglia, per la quale Cristo, tuo Figlio, inaugurò nel suo sangue il mistero pasquale. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

LITURGIA DELLA PAROLA




PRIMA LETTURA Is 52, 13 - 53, 12
Egli è stato trafitto per le nostre colpe. 
 Dal libro del profeta Isaia

Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.

Come molti si stupirono di lui

– tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspettoe diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –, 

così si meraviglieranno di lui molte nazioni;

i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,

poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito.

Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?

A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?

È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori

e non aprì la sua bocca.


Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?

Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,

per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.

Gli si diede sepoltura con gli empi,

con il ricco fu il suo tumulo,

sebbene non avesse commesso violenza

né vi fosse inganno nella sua bocca.



Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.

Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,vedrà una discendenza, vivrà a lungo,si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.

Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce

e si sazierà della sua conoscenza;

il giusto mio servo giustificherà molti,

egli si addosserà le loro iniquità.



Perciò io gli darò in premio le moltitudini,

dei potenti egli farà bottino,

perché ha spogliato se stesso fino alla morte

ed è stato annoverato fra gli empi,

mentre egli portava il peccato di molti

e intercedeva per i colpevoli.




C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.


Salmo Responsoriale  Dal Salmo 30

Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.
In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;
difendimi per la tua giustizia.
Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele.

Sono il rifiuto dei miei nemici
e persino dei miei vicini,
il terrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.
Sono come un morto, lontano dal cuore;
sono come un coccio da gettare.

Ma io confido in te, Signore;
dico: «Tu sei il mio Dio,
i miei giorni sono nelle tue mani».
Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori.

Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia.
Siate forti, rendete saldo il vostro cuore,
voi tutti che sperate nel Signore.
 


SECONDA LETTURA  Eb 4, 14-16; 5, 7-9 
Cristo imparò l’obbedienza e divenne causa di salvezza per tutti coloro che gli obbediscono.

Dalla lettera agli Ebrei

Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.
[ Cristo, infatti, ] nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Cf Fil 2, 8-9 


Gloria e lode a te, Cristo Signore!
Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.
Gloria e lode a te, Cristo Signore!  


PROCLAMAZIONE DEL VANGELO


Passione di nostro Signore Gesù Cristo 
secondo Giovanni
 
Vangelo  Gv 18, 1-19, 42

Indicazioni per la lettura dialogata: 
X=Gesù;  C=Cronista;  D=Discepoli e amici;  F=Folla;  A=Altri personaggi
 
Catturarono Gesù e lo legarono
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: X «Chi cercate?»Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: X «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra.
Domandò loro di nuovo: 
X «Chi cercate?»Risposero: «Gesù, il Nazareno»Gesù replicò: X «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato»Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: X
 «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

Lo condussero prima da Anna
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: 
A«Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: D«Non lo sono». 
Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: 
X «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: A« Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: X «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono! 

Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: 
«Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». 
Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

Il mio regno non è di questo mondo
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: 
A«Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: F«Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: A«Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: F«A noi non è consentito mettere a morte nessuno». C Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: 
«Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: X «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: X «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: X «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: A «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

Salve, re dei Giudei! 
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: 
«Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: 
«Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: A
«Ecco l’uomo!». C Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: F«Crocifiggilo! Crocifiggilo!». 
Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». 
Gli risposero i Giudei: 
«Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: X«Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

Via! Via! Crocifiggilo! 
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: 
«Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: 
A«Ecco il vostro re!».Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». 
Risposero i capi dei sacerdoti: F«Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

Lo crocifissero e con lui altri due
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: 
«Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

Si sono divisi tra loro le mie vesti
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

Ecco tuo figlio! Ecco tua madre! 
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: 
X «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: 
X «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: 
X «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: X «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.




(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)
 

 
E subito ne uscì sangue e acqua
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».


Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi

Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

C:Parola di Dio
A:Lode a Te o Cristo 
 
PREGHIERA UNIVERSALE

I. Per la santa Chiesa

Preghiamo, fratelli carissimi, per la santa Chiesa di Dio: il Signore le conceda unità e pace, la protegga su tutta la terra, e doni a noi, in una vita serena e tranquilla, di render gloria a Dio Padre onnipotente.


 
Dio onnipotente ed eterno, che hai rivelato in Cristo la tua gloria a tutte le genti, custodisci l'opera della tua misericordia, perché la tua Chiesa, diffusa su tutta la terra, perseveri con saldezza di fede nella confessione del tuo nome. Per Cristo nostro Signore.


 
II. Per il papa

Preghiamo il Signore per il nostro santo padre il papa Francesco: il Signore Dio nostro, che lo ha scelto nell'ordine episcopale, gli conceda vita e salute e lo conservi alla sua santa Chiesa, come guida e pastore del popolo santo di Dio. 

 


Dio onnipotente ed eterno, sapienza che reggi l'universo, ascolta la tua famiglia in preghiera, e custodisci con la tua bontà il papa che tu hai scelto per noi, perché il popolo cristiano, da te affidato alla sua guida pastorale, progredisca sempre nella fede. Per Cristo nostro Signore.


III. Per tutti gli ordini sacri e per tutti i fedeli
Preghiamo per il nostro vescovo Matteo, per tutti i vescovi presbiteri e i diaconi, per tutti coloro che svolgono un ministero nella Chiesa e per tutto il popolo di Dio. 


Dio onnipotente ed eterno che con il tuo Spirito guidi e santifichi tutto il corpo della Chiesa, accogli le preghiere che ti rivolgiamo perché secondo il dono della tua grazia tutti i membri della comunità nel loro ordine e grado ti possano fedelmente servire. Per Cristo nostro Signore.

IV. Per i catecumeni

Preghiamo per i [nostri] catecumeni: il Signore, Dio nostro, illumini i loro cuori e apra loro la porta della sua misericordia, perché mediante l'acqua del Battesimo ricevano il perdono di tutti i peccati e siano incorporati in Cristo Gesù, nostro Signore. 

Dio onnipotente ed eterno, che rendi la tua Chiesa sempre feconda di nuovi figli, aumenta nei [nostri] catecumeni l'intelligenza della fede, perché, nati a vita nuova nel fonte battesimale, siano accolti fra i tuoi figli di adozione. Per Cristo nostro Signore.

V. Per l'unità dei cristiani
Preghiamo per tutti i fratelli che credono in Cristo; il Signore Dio nostro conceda loro di vivere la verità e professano e li raduni e li custodisca nell'unica sua Chiesa. 

Dio onnipotente ed eterno, che riunisci i dispersi e li custodisci nell'unità, guarda benigno al gregge del tuo Figlio, perché coloro che sono stati consacrati da un solo Battesimo formino una sola famiglia nel vincolo dell'amore e della vera fede. Per Cristo nostro Signore.


VI. Per gli ebrei
Preghiamo per gli ebrei: il Signore Dio nostro, che li scelse primi fra tutti gli uomini ad accogliere la sua parola, li aiuti a progredire sempre nell'amore del suo nome e nella fedeltà alla sua alleanza. 


Dio onnipotente ed eterno, che hai fatto le tue promesse ad Abramo e alla sua discendenza, ascolta la preghiera della tua Chiesa, perché il popolo primogenito della tua alleanza possa giungere alla pienezza della redenzione. Per Cristo nostro Signore.

 
VII. Per i non cristiani

Preghiamo per coloro che non credono in Cristo perché, illuminati dallo Spirito Santo, possano entrare anch'essi nella via della salvezza.

Dio onnipotente ed eterno, fa' che gli uomini che non conoscono il Cristo possano conoscere la verità camminando alla tua presenza in sincerità di cuore, e a noi tuoi fedeli concedi di entrare profondamente nel tuo mistero di salvezza e di viverlo con una carità sempre più grande tra noi, per dare al mondo una testimonianza credibile del tuo amore. Per Cristo nostro Signore.


VIII. Per coloro che non credono in Dio
preghiamo per coloro che non credono in Dio perché, vivendo con bontà e rettitudine di cuore, giungano alla conoscenza del Dio vero. 

Dio onnipotente ed eterno, tu hai messo nel cuore degli uomini una così profonda nostalgia di te, solo quando ti trovano hanno pace: fa' che, al di là di ogni ostacolo, tutti riconoscano i segni della tua bontà e, stimolati dalla testimonianza della nostra vita, abbiano la gioia di credere in te, unico vero Dio e padre di tutti gli uomini. Per Cristo nostro Signore.
 
IX. Per i governanti

Preghiamo per coloro che sono chiamati a governare la comunità civile, perché il Signore Dio nostro illumini la loro mente e il loro cuore a cercare il bene comune nella vera libertà e nella vera pace. 

 
Dio onnipotente ed eterno, nelle tue mani sono le speranze degli uomini e i diritti di ogni popolo: assisti con la tua sapienza coloro che ci governano, perché, con il tuo aiuto, promuovano su tutta la terra una pace duratura, il progresso sociale e la libertà religiosa. Per Cristo nostro Signore.



X. Per i tribolati

Preghiamo, fratelli carissimi, Dio Padre onnipotente, perché liberi il mondo da ogni disordine: allontani le malattie, scacci la fame, renda libertà ai prigionieri, giustizia agli oppressi, conceda sicurezza a chi viaggia, il ritorno ai lontani da casa, la salute agli ammalati, ai morenti la salvezza eterna. 


Dio onnipotente ed eterno, conforto degli afflitti, sostegno dei tribolati, ascolta il grido dell'umanità sofferente, perché tutti si rallegrino di avere ricevuto nelle loro necessità il soccorso della tua misericordia. Per Cristo nostro Signore.


 
II - ADORAZIONE DELLA SANTA CROCE



L'ostensione della croce può farsi o dall'altare, oppure partendo dalla porta della chiesa e avanzando verso l'altare. Nel fare l'ostensione della croce, il sacerdote dice o canta:

Ecco il legno della Croce, al quale fu appeso il Cristo, salvatore del mondo.
Venite, adoriamo.



Il sacerdote, il clero e i fedeli si recano quindi processionalmente all'adorazione della croce, facendo davanti ad essa una genuflessione semplice o un altro segno di venerazione (ad esempio baciando la croce), secondo l'uso del luogo. Nel frattempo si eseguono i seguenti canti o altri adatti. (I canti si fanno a cori alterni, le parti in nero a cori uniti).
 
Adoriamo la tua Croce Signore, 

lodiamo e glorifichiamo la tua santa risurrezione. 

Dal legno della Croce è venuta la gioia in tutto il mondo. 


Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto e abbia misericordia.   Sal 66, 2
  

Adoriamo la tua Croce Signore...


 
LAMENTI DEL SIGNORE I

Popolo mio che male ti ho fatto?
In che ti ho provocato? Dammi risposta.

Io ti ho guidato fuori dall'Egitto,
e tu hai preparato la Croce al tuo Salvatore.

Popolo mio che male ti ho fatto?
In che ti ho provocato? Dammi risposta.

Perché ti ho guidato quarant'anni nel deserto,
ti ho sfamato con manna,
ti ho introdotto in paese fecondo,
tu hai preparato la Croce al tuo Salvatore.



Che altro avrei dovuto fare e non ti ho fatto?
Io ti ho piantato, mia scelta e florida vigna,
ma tu mi sei divenuta aspra e amara:
poiché mi hai spento la sete con aceto
e hai piantato una lancia nel petto del tuo Salvatore.
 


Hágios o Theós...
 


LAMENTI DEL SIGNORE II


Io per te ho flagellato l'Egitto e i primogeniti suoie tu mi hai consegnato per esser flagellato.

Popolo mio, che male ti ho fatto?
In che ti ho provocato? Dammi risposta.


Io ti ho guidato fuori dall'Egitto
e ho sommerso il faraone nel Mar Rosso,
e tu mi hai consegnato ai capi dei sacerdoti.

Io ho aperto davanti a te il mare,
e tu mi hai aperto con la lancia il costato

Io ti ho fatto strada con la nube,
e tu mi hai condotto al pretorio di Pilato

Io ti ho nutrito con manna nel deserto,
e tu mi hai colpito con schiaffi e flagelli.

Io ti ho dissetato dalla rupe con acqua di salvezza,
e tu mi hai dissetato con fiele e aceto.

Io per te ho colpito i re dei Cananei,
e tu hai colpito il mio capo con la canna

Io ti ho posto in mano uno scettro regale,
e tu hai posto sul mio capo una corona di spine.

lo ti ho esaltato con grande potenza,
e tu mi hai sospeso al patibolo della croce.

 


 
III - COMUNIONE DELL'ASSEMBLEA
 
Il Presidente intona o recita il Pater e il Libera nos, salta lo scambio della pace e arriva all’Agnus Dei e distribuisce la Comunione come di consueto. Termina con le orazioni che seguono.

Orazione dopo la Comunione

Dio onnipotente ed eterno, che hai rinnovato il mondo con la gloriosa morte e risurrezione del tuo Cristo, conserva in noi l'opera della tua misericordia, perché la partecipazione a questo grande mistero ci consacri per sempre al tuo servizio. Per Cristo nostro Signore.

Omnípotens sempitérne Deus, qui nos Christi tui beáta morte et resurrectióne reparásti, consérva in nobis opus misericórdiæ tuæ, ut huius mystérii participatióne perpétua devotióne vivámus. Per Christum Dóminum nostrum. R. Amen.
 
Orazione sul popolo
Scenda, o Padre, la tua benedizione su questo popolo, che ha commemorato la morte del tuo Figlio nella speranza di risorgere con lui; venga il perdono e la consolazione, si accresca la fede, si rafforzi la certezza nella redenzione eterna. Amen.



Termina il tutto inginocchiandosi alla Croce.
Nella Chiesa non c’è più la presenza reale della 
Santissima Eucaristia

 





TRIDUO PASQUALE: VENERDI' SANTO- Via Crucis meditata

VENERDI'SANTO

VIA CRUCIS MEDITATA


a cura 

di Don Lucio Luzzi


Image
Breve riflessione
in video sulla

 PASSIONE DI CRISTO
Commento a cura di
DON LUCIO LUZZI


Dipinti utilizzati di
MONS. GIULIO RICCI




OMELIA 1998,VENERDI'SANTO Card.Giacomo Biffi




La croce è il tesoro che racchiude ogni nostro bene. Con la croce siamo stati segnati nel battesimo, siamo divenuti proprietà di Cristo e siamo stati messi al sicuro dalle insidie del demonio. Gli atti sacramentali che ci hanno fatto crescere nella grazia; le preghiere di implorazione, di ringraziamento, di domanda che si elevano dal singolo e dalla comunità cristiana; ogni benedizione che è scesa su di noi per incoraggiarci nel bene: tutto nella vita cristiana è come autenticato da questo marchio quasi a ricordarci che ogni luce, ogni forza spirituale, ogni ragione di speranza viene di qui, da questo patibolo degli schiavi che è divenuto la sorgente della rinnovazione del mondo. 

La «via della croce» è stata scelta dal Padre come percorso del suo Figlio fatto uomo verso il trionfo della risurrezione e del Regno. Perciò la «via della croce», secondo lo stesso sapiente e misterioso disegno, è l’itinerario che è stato tracciato anche a noi, che vogliamo essere discepoli di Gesù, per arrivare alla gioia e alla vita eterna. 


Viene per tutti, presto o tardi, l’ora della tribolazione e dell’angoscia. Quella, a preferenza delle altre, è l’ora in cui bisogna saper guardare alla croce. È l’ora in cui bisogna dire: se su di te ha sofferto l’incolpevole Figlio di Dio, è giusto che mi adatti a soffrire anch’io che non sono senza debiti con la divina giustizia. 


Ciascuno di noi deve far sua oggi la parola di san Paolo: «Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo del quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo» (Gal 6,14). (...)
Il pensiero di tanti che, anche fra noi, non conoscono ancora il mistero e la grazia di questo segno – non conoscono cioè il grande e unico avvenimento di salvezza, che è il cuore della storia del mondo – ci preoccupa, ci rattrista e al tempo stesso ci sprona a farci in maniera più convinta ed efficace evangelizzatori della croce di Cristo. 


Anche a nome loro – in attesa del giorno in cui potremo tutti unirci insieme – cantiamo questa sera con voce commossa e vibrante di fede il nostro saluto adorante: «Ecco il legno della croce, al quale fu appeso Cristo, Salvatore del mondo».


 Card.Giacomo Biffi
(Venerdì santo 1998)

giovedì 13 aprile 2017

"LI AMO'SINO ALLA FINE"MESSA IN COENA DOMINI CENA DEL SIGNORE LETTURE: Es 12, 1-8. 11-14; Sal 115; 1Cor 11, 23-26; Gv 13, 1-15




Liturgia della Parola

Giovedi 13 Aprile 2017







MESSA IN COENA DOMINI

CENA DEL SIGNORE

LETTURE:


Es 12, 1-8. 11-14; Sal 115; 1Cor 11, 23-26; Gv 13, 1-15


Antifona d'Ingresso  Cf Gal 6,14
Di null'altro mai ci glorieremo
se non della croce di Gesù Cristo, nostro Signore:
egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione;
per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati.






PRIMA LETTURA    Es 12, 1-8. 11-14
Prescrizioni per la cena pasquale.
Dal libro dell’Èsodo  


«Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne.
Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!
In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».

    C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.




SALMO RESPONSORIALE

  
Sal 115

Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.

Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.

Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo.



SECONDA LETTURA   1 Cor 11, 23-26
Ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore.

Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.

  
ACCLAMAZIONE AL VANGELO 


Cf Gv 13,34
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!   

Vangelo  Gv 13, 1-15


Li amò sino alla fine


Dal vangelo secondo Giovanni
 
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». 
 
 

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te,o Cristo




«Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».  


RIFLESSIONE AL VANGELO





“ Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel modo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1).
Nel vangelo di Giovanni queste parole, toccanti e colme di verità, aprono il racconto dell’ultima cena del Signore e al tempo stesso avviano il ricordo di tutto ciò che è stato operato dal Figlio di Dio per la nostra salvezza.
La sapiente pedagogìa della Chiesa ce le ha riproposte perché ci aiutino a cominciare nel migliore dei modi la rievocazione commossa e riconoscente non solo del grande dono dell’eucaristia, ma anche dell’intero evento di riscatto e di rinnovamento, che sarà l’oggetto della nostra appassionata contemplazione personale nonché delle azioni liturgiche della Settimana Santa, centro e cuore dell’anno cristiano.
E’ una frase rapida e semplicissima, che riesce a dirci con chiarezza quale sia il concetto primario e autentico della Pasqua, e quale sia la sua ispirazione e la ragione del suo valore.
Il significato originario ed elementare della Pasqua è quello di essere un “passaggio”; l’energia che la determina e la impreziosisce è l’amore.
* * *
La pagina dell’Esodo, riferitaci dalla prima lettura, ci ha fatto conoscere il senso della prima Pasqua: “Io passerò per il paese dell’Egitto” (Es 12,12), abbiamo ascoltato. Dio “è passato”; e in questo passaggio (“la Pasqua del Signore!” <cfr. Es 12,11>), ha cominciato a liberare “con mano potente e braccio teso” (cfr. Sal 135,12) il suo popolo dalla schiavitù e dall’oppressione.
Già in questo inizio primordiale, la Pasqua ha offerto e offre un messaggio di consolazione e di speranza: abbiamo un Creatore che non ci abbandona ai nostri guai, è disposto camminare con noi, è intenzionato a entrare nella nostra vicenda per piegarla ai suoi fini di misericordia.
Ma il pregio più alto e più essenziale della Pasqua ebraica (che era soprattutto la commemorazione di una salvezza nazionale e intramondana) è quello di essere profezia e raffigurazione del “passaggio” decisivo e totalizzante dell’umanità da uno stato di decadenza e da un destino di perdizione alla vera libertà dei figli di Dio e a una condizione di gloria e di felicità senza fine.
Questo “passaggio” - questa “Pasqua” che avvera tutti i simboli antichi ed esaudisce tutte le aspirazioni - è prima di tutto del “Nuovo Adamo”, capo e archètipo di ogni creatura, colui che ha condiviso in tutto la nostra miseria (tranne che nel peccato) ed è divenuto il principio dell’universo rinnovato. Lui per primo “è passato da questo mondo al Padre”, perché questo “passaggio” diventasse anche nostro e la Pasqua fosse un’avventura trasformante anche per noi.
Il “passaggio” salvifico di Gesù è stato un capolavoro di dedizione alla nostra causa: una dedizione totale, che arriva fino alla morte e addirittura l’oltrepassa nella gloria alla destra del Padre, dove egli è “sempre vivo per intercedere a nostro favore” (cfr. Eb 7,25).
Ciò che è avvenuto sul Golgota – ciò che domani sarà posto davanti ai nostri occhi - non è solo un omicidio, è un sacrificio di espiazione che ci consente il ritorno alla casa del Padre. Quelle membra, che la malvagità ha spento e reso inerti, sono un “corpo dato per noi” (cfr. Lc 22,19); quel sangue è stato sì sparso dai soldati uccisori, ma prima ancora è “il sangue dell’alleanza, versato per la moltitudine in remissione dei peccati” (cfr. Mt 26, 28).
“ Fate questo in memoria di me” (1 Cor 11,24): proprio perché non ci dimenticassimo mai di lui e della sua dedizione totale per noi, Gesù istituisce il rito eucaristico che rende presente in ogni ora della storia e in ogni angolo dell’universo la sua “Pasqua”, cioè il suo passaggio salvifico. 
In virtù di questo rito che ci edifica e ci alimenta, è dato anche a noi di passare “da questo mondo al Padre”. “Chi mangia la mia cane e beve il mio sangue ha la vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6,54): chi ascolta questa parola di Cristo e crede a lui “passa dalla morte alla vita” (cfr. Gv 5,24).
* * *
Nel battesimo, e poi in tutto l’itinerario sacramentale che scandisce l’esistenza cristiana, noi ci assimiliamo a poco a poco alla Pasqua del Signore, cioè del Nuovo Adamo, e operiamo il trasferimento dalla triste eredità del Primo Adamo alla dignità e alla fortuna di essere figli di Dio e coeredi di Cristo (cfr. Rm 8,17).
Ma questo nostro “passaggio” - che il banchetto eucaristico stimola e sorregge giorno dopo giorno - non può essere soltanto un fatto rituale: deve toccare e trasfigurare tutto il nostro essere. La nostra vera Pasqua non si riduce a una scadenza liturgica: è anche una trasformazione interiore. Vale a dire, comporterà il nostro transito di conversione dall’abitudine triste del peccato alla serenità della vita di grazia; dalla rassegnata mediocrità e dall’incoerenza al fervore religioso e alla generosità della militanza ecclesiale; dai pensieri superficiali e sbandati, che ci vengono imposti dalla cultura dominante, a un’integrale mentalità di fede, che ci consente di vedere e giudicare ogni situazione e ogni idea con gli occhi stessi e con la logica del Maestro unico e incontrovertibile.
Fino a che la nostra Pasqua arriverà al suo culmine e al suo compimento quando varcheremo, anche con le nostre membra, la soglia della Gerusalemme celeste.
* * *
“ Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”.
“ Sino alla fine” vuol dire prima di tutto “sino alla morte”; quella morte che della sofferenza redentrice è il momento finale e il traguardo.
“ Gesù disse: ‘Tutto è compiuto!’. E, chinato il capo, spirò” (Gv 19,30), ascolteremo domani sera dallo stesso evangelista Giovanni. Del resto, il Figlio di Dio - in questa cena della vigilia, che precede il suo arresto - lo dice esplicitamente: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15.13).
Come si vede, “sino alla fine” vuol dire anche “sino all’estremo”, cioè sino al grado sommo e insuperabile della capacità d’amare.
“ Li amò sino alla fine”. Questa frase è posta qui dal quarto vangelo come risposta anticipata (la sola risposta possibile) ai molti “perché” che fioriscono nel cuore di chi medita sul mistero di questi tre santi giorni.
Perché Gesù ha voluto rendersi presente, nascostamente ma realmente sotto gli umili segni del pane e del vino? Per amore. Perché si è sottoposto all’amarezza di essere tradito da uno dei suoi, all’odio della sua gente, alla pena atroce dei malfattori, alla catastrofe umana della morte e della sepoltura? Per amore.
Tutto è stato fatto per il desiderio appassionato di salvarci; e tutto è stato fatto per insegnarci ad amare; per insegnarci ad amare sul serio, ad amare concretamente, ad amare sino alla difficile e costosa donazione di noi stessi.
Card.Giacomo Biffi
Arcivescovo emerito di Bologna
Santa Messa Cena del Signore,2003


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"LI AMO'SINO ALLA FINE"